Quest’oggi vi presento Dario Cavallaro, un esperto di cybersecurity che, attualmente, lavora in Cisco. Buona Lettura…

 

foto dario cavallaroCiao Dario ti va di presentarti?
Ciao! Certo! Sono Dario Cavallaro, cresciuto meta’ in Sicilia e meta’ a Vienna. E’ da un paio di anni che vivo in Inghilterra, insieme alla mia ragazza.
Sono un appassionato di Informatica, come sai. Nello specifico utilizzo Linux da 14 anni ed e’ da 10 anni che lavoro nel mondo della sicurezza informatica.
Sono anche appassionato di musica e della natura umana. Avendo viaggiato tanto nella mia vita, posso dire di aver visto un po’ di modi di fare e di pensare, e più ne vedo e più ne voglio vedere, perché è veramente affascinante secondo me vedere le differenze fra le persone.

Dove lavori attualmente?
Attualmente lavoro in Inghilterra, per Cisco. La job description è Customer Success Manager EMEAR & APJC. In altre parole sono responsabile dell’adozione di alcune delle soluzioni di sicurezza informatica Cisco dei grossi clienti in Europa, Asia, Oceania e Africa.

Ti va di descriverci il tuo iter lavorativo?
Io ho iniziato a lavorare non ufficialmente a 15 anni, nei vari negozi dell’agrigentino. A 17 anni mi è stato proposto un accordo che non potevo rifiutare, dove mi è stato proposto di gestire un reparto di informatica dentro un negozio che comprendeva diversi reparti. Fino a quando ho finito l’università ho sempre lavorato con PC e piccole reti informatiche. Prima di finire l’università sono stato contattato e assunto da Sophos Italia, come Technical Support engineer. Questo grazie ai collegamenti che avevo già nel mondo Linux, visto che ho sempre contribuito a diversi progetti.
In questa azienda sono rimasto per 8 anni, passando per diversi ruoli. L’ultimo, Global Senior Professional Services consultant, l’ho fatto per un paio di anni circa. Sostanzialmente eseguivo installazioni e personalizzazioni di tutti i prodotti Sophos (Antivirus, Antispam, Firewall, Prodotti per la cifratura, DLP, NAC, Vulnerability assessment) presso i vari clienti. Questa attività mi ha portato a viaggiare veramente tanto.
Dopo 8 anni di fare defensive security, ho deciso di passare all’offensive security. Legato a questo cambiamento anche il cambio di nazione: dall’Italia all’Inghilterra. Purtroppo vedevo l’Italia come una nazione statica e dove il nonnismo continua a regnare. Arrivato a 30 anni, avevo bisogno di una opportunità, e l’Inghilterra l’ha fornita al primo tentativo. Qui sono stato assunto da Rapid7 come Senior Security consultant EMEAR, lavorando con prodotti per fare penetration testing and vulnerability assessment.
Li ho passato un altro anno a viaggiare e vedere interessanti realtà. Ma sentivo il bisogno di un allontanamento dalla parte prettamente tecnica.
Quando mi e’ stato offerto il ruolo di Customer Success Manager in Lancope, non ho potuto dire di no. La successiva acquisizione di Lancope da parte di Cisco è stato solo un migliorare una situazione già estremamente positiva.

Qual è stato il tuo iter formativo qui in Italia?
Io mi sono laureato (laurea breve) in Ingegneria Informatica, dopo aver fatto il Liceo Scientifico.

Qual è stato il titolo della tua tesi?
Sviluppo di un motore di ricerca per un repository di frammenti di agenti per ambienti di sviluppo.

Noi due, se ben ricordo, ci siamo conosciuti grazie al LUG… cosa ricordi con più piacere di quel periodo?
Si. Bei tempi! Mi ricordo le pizziate e la grande immaginazione che avevamo nell’immaginare un mondo migliore.

E cosa con più dispiacere?
Purtroppo una cosa che e’ ancora attuale: il modo di pensare della gente che vive in Sicilia. Purtroppo è un modo molto conservatore e molto orientato a bloccare qualsiasi forma di evoluzione.

Cosa ti manca di più della Sicilia?
Famiglia, Cibo, Mare, Amici, la brezza marina…. Avrei un milione di cose da elencare.

Cosa ti piace di più del luogo dove vivi attualmente?
La consapevolezza che la maggior parte della gente vive secondo le regole e fa il proprio lavoro in maniera diligente. Le persone lavorano e guadagnano qui. Le attività criminali sono veramente ridotte al minimo e non c’è la preoccupazione di dover sperare nella buona volontà di una persona che faccia il suo lavoro per sbrigare qualsiasi tipo di pratica.

Sei in un team di lavoro?
Si. Siamo un team disperso nel mondo, con persone in Australia, a Dubai, ad Amsterdam e in Giappone.

Siete affiatati?
Tantissimo. Il manager del team è una persona che sa esattamente come scegliere le persone e in base a quali caratteristiche. Siamo un team che ha una base molto variegata: dal networking alla sicurezza pura. Dall’esperienza come IT Manager a ex venditori.

Quanto vale la diversità di opinioni e di “orizzonti” in una realtà come la tua? Come viene gestita?
E’ assolutamente un valore aggiunto. Il saper valutare ogni aspetto di ogni singola azione e sapere cosa evitare per poter lavorare in armonia e con sinergia è fondamentale quando diverse culture si incontrano. Abbiamo persone musulmane, cristiane e atee nel team e tutti lavoriamo insieme con il massimo rispetto l’uno verso l’altro. Direi uno dei migliori team dove abbia mai lavorato.

Ti senti valorizzato?
Assolutamente si. E’ una delle cose che più mi piacciono dell’Inghilterra. Se tu dici che sai fare una cosa, ti lasciano fare. L’avevo già vissuta in Sophos, quando mi hanno promosso ad un ruolo Global. In Italia sono tutti preoccupati se sbagli, in Inghilterra sono tutti preoccupati se non fai, perché se non sei proattivo sei l’anello debole dell’azienda. Essere proattivi è visto come un plus qui.

Continui a formarti?
La formazione e’ stata una cosa continua nella mia vita. E secondo me lo sarà per sempre. L’informatica e’ uno di quei campi dove più sai, più ti accorgi di non sapere. E se sei curioso, sei spinto a studiare sempre di più. Anche dal punto di vista dei soft skills, viaggiare per me e’ come avere una lezione dietro l’altra. Ogni nuova nazione visitata ha qualcosa da cui io posso imparare.

La formazione continua e permanente: per te è una opportunità oppure una perdita di tempo?
E’ assolutamente una opportunità. Chi non la reputa tale sarà fuori mercato nel giro di un paio di anni. E l’Italia ne e’ assolutamente l’esempio. Ci si e’ fermati agli anni 90, e ora si piange sul latte versato.

Ritieni che un percorso formativo tramite le certificazioni sia ancora valido?
Si, ma non si deve fermare solo a quello. Viaggiare, imparare lingue, culture, modi di pensare, completano la formazione. Conoscenza senza comunicazione e’ una cosa inutile, cosi come comunicazione senza contenuti.

Bastano le certificazioni o è meglio pensare anche ad una laurea?
Purtroppo la laurea in Italia cosi come l’ho fatta io forma solo in parte. Molto spesso ci si accontenta del “pezzo di carta” perché nella cultura popolare quello è ciò che ti serve per i concorsi per i posti pubblici. Mi piacerebbe tanto potermi dedicare per poter riformare almeno il percorso di formazione per informatici in Italia. Io qui ho iniziato una collaborazione con l’Università di Winchester per poter diffondere Awareness sulla sicurezza informatica per le nuove leve. Un programma che sta avendo un grande successo. Molto apprezzato dagli studenti della business management school.

Intervista a Dario Cavallaro, esperto di cybersecurity

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