Una buona ottimizzazione delle immagini è fondamentale per avere un sito correttamente posizionato su Google e gli altri motori di ricerca (qui una breve introduzione alla SEO).

 

Google, infatti, tiene conto di più di 200 parametri per decidere il corretto ordine della SERP (acronimo di “Search Engine Result Page”, in italiano “Pagina dei risultati del motore di ricerca”) e, addirittura, mette a disposizione un test per verificare la velocità del proprio sito (il PageSpeed Insights).

Esistono, inoltre, degli standard precisi emanati dal W3C riguardo il tag img dell’HTML.

Da qui la necessità di prestare una buona attenzione alle immagini che si decide di includere tra i contenuti del sito web.

 

Scegliete il giusto formato

Può sembrare una banalità ma la corretta scelta del formato grafico ci aiuterà ad avere la minore grandezza dell’immagine possibile.

Andiamo a vedere i 3 principali formati che si utilizzano sul web:

  • GIF
  • JPEG
  • PNG

 

GIF

Il formato GIF (Graphics Interchange Format) è un formato abbastanza antico; sviluppato originariamente da CompuServe nel 1987 (nello standard denominato 87a) e, successivamente, aggiornato nel 1989 (nello standard denominato 89a).

Il formato GIF utilizza un algoritmo di compressione non distruttivo (a differenza del JPEG) denominato LZW e permette di creare, oltre che immagini singole, delle semplici animazioni accorpando più immagini e considerandole dei frame di un’animazione.

Lo standard GIF prevede l’utilizzo di un massimo di 256 colori (8 bit), essendo basato sull’uso della tavolozza VGA e questo, nonostante alcune tecniche quali la trasparenza ed il dithering, resta un forte limite.

Attualmente viene utilizzato prevalentemente per creare piccole animazioni e sta, progressivamente, venendo abbandonato in favore del più moderno (ed efficiente) PNG.

Una piccola curiosità: l’algoritmo di compressione LZW (e di conseguenza il formato GIF) è stato soggetto a brevetto sino al 20 giugno 2003 negli Stati Uniti e lo stesso brevetto è scaduto in Europa, Giappone e Canada rispettivamente il 18 giugno, 20 giugno e 7 luglio 2004. La scadenza del brevetto in USA è stata battezzata “GIF Liberation Day”.

 

JPEG

Il formato JPEG (acronimo di Joint Photographic Experts Group) è stato definito dal comitato ISO/CCITT (come anche lo standard successivo JPEG 2000). Esso norma uno standard di compressione dell’immagine digitale a tono continuo e, da qui, anche il formato risultante viene chiamato JPEG.
JPEG è un formato aperto e ad implementazione gratuita.

Lo standard JPEG utilizza una tecnica di compressione lossy (cioè con perdita di informazione) per cercare di eliminare le parti “meno utili” dell’informazione che compone l’immagine e ridurne così la dimensione.

Il formato JPEG è adatto a memorizzare fotografie, mentre con immagini di tipo clipart conviene utilizzare il formato GIF oppure il più moderno PNG.

 

PNG

Il PNG (Portable Network Graphics) è un formato aperto sviluppato in maniera indipendente nel 1995 ed approvato dal W3C nel 1997.

Originariamente fu sviluppato in seguito alla decisione di richiedere delle royalties sull’utilizzo del formato GIF.

Utilizza una tecnica di compressione lossless (cioè senza perdita di informazioni) e, essendo stato sviluppato molto tempo dopo il formato GIF, non soffre delle limitazioni di quest’ultimo; supporta infatti sia le trasparenze che un numero di colori superiori a 256.

E’ considerata la scelta principe per la memorizzazione di immagini che non abbiano un elevato numero di colori e che non siano fotografie; funziona, infatti, molto bene con le immagini di tipo clipart.

 

Il software FOSS disponibile

Il software open-source mette a disposizione delle alternative ad Adobe Photoshop e ad Illustrator; si tratta di GIMP e di Inkscape.

GIMP è un software utile per le immagini raster, mentre Inkscape è un software per l’elaborazione di immagini vettoriali utilizzando il formato aperto SVG (ma anche il più noto PDF) e permette di esportare in PNG.

Purtroppo, né GIMP e né Inkscape effettuano delle ottimizzazioni sulle immagini raster buone quanto il paragonabile software commerciale; tuttavia c’è un modo per aggirare efficacemente l’ostacolo.

Esiste, infatti, un bel software gratuito (ma non open-source) che si integra direttamente con il GIMP permettendo di ridurre le dimensioni dell’immagine: sto parlando di RIOT.

Grazie a RIOT potrete comprimere efficacemente le immagini per il web e con il suo plugin per il GIMP non avrete la seccatura di dovere ottimizzarle dopo averle salvate (dopo l’installazione apparirà una nuova voce in GIMP a cui potrete accedere da File->Save for web using RIOT).

 

Il giusto nome

Per quanto banale possa sembrare, un nome descrittivo dell’immagine è sempre una buona scelta in ottica SEO; così se dovete salvare un’immagine JPEG con una bandiera sul monte bianco, un buon nome potrebbe essere “bandiera-sul-monte-bianco.jpg”.

 

L’attributo alt del tag img

L’attributo alt del tag img è stato pensato originariamente per i non vedenti; viene utilizzato dai lettori di schermo che leggono questo attributo alle persone con dei deficit visivi.

Google e gli altri motori di ricerca, oltre a cercare questo attributo per avere una valutazione della qualità del sito e dell’attenzione del webmaster agli standard del W3C, utilizzano questo parametro per cercare di capire il contenuto di un’immagine.

È quindi di fondamentale importanza settarlo in maniera adeguata per ogni immagine per aiutare i motori di ricerca ad indicizzare correttamente le immagini presenti nel sito.

 

Caricare correttamente un’immagine in WordPress

Il caricamento di un’immagine in WordPress è notevolmente semplice; basta andare in Media->Aggiungi Nuovo ed effettuale l’upload; va, però, tenuto in considerazione che vanno compilati altri campi per un corretto SEO: andiamoli a vedere.

  • Titolo: viene compilato automaticamente da WordPress dopo il caricamento dell’immagine e rappresenta il suo titolo
  • Didascalia: è poco utile ai fini della SEO tuttavia avere una corretta didascalia potrebbe aiutare a diminuire la frequenza di rimbalzo (bounce-rate)
  • Testo alternativo: rappresenta l’attributo alt di cui ho parlato poco sopra (è importantissimo ai fini di un corretto SEO e va compilato)
  • Descrizione: è il campo che descrive il contenuto dell’immagine

Plugin per WordPress

E per ultimo, ma non perché meno importante, vorrei parlarvi di un bel plugin per WordPress che vi aiuterà ad ottimizzare le immagini in maniera automatica: sto parlando di WP Smush.

Con più di mezzo milione di installazioni al suo attivo è certamente il plugin a cui rivolgersi se si vogliono ottimizzare le immagini senza troppi problemi.
Esiste in due versioni: la versione gratuita e quella a pagamento.

Una volta installato potrete trovare i settaggi nel menù Media (invece che come menù a sé stante oppure nel menù Impostazioni).

Dopo l’installazione ed un eventuale settaggio (anche se le impostazioni di default vanno abbastanza bene), potrete cliccare sul pulsante per effettuare una ottimizzazione automatica delle immagini (anche se nella versione gratuita il numero di immagini ottimizzabili automaticamente è limitato).

Dopo l’ottimizzazione automatica tutte le immagini presenti sul vostro sito saranno compattate mentre eventuali altre immagini caricate successivamente verranno ottimizzate automaticamente.

 

Conclusione

Quelle che ho descritto sono le tecniche fondamentali per ottimizzare le immagini presenti sul vostro sito: sono strategie sia semplici da implementare che facili da apprendere per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca.

 

Una guida SEO all’ottimizzazione delle immagini
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